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USA: OBAMA CONQUISTA CANDIDATURA DEMOCRATICA, l'afroamericano
alla Casa Bianca?
Storica la sua nomination, il 4 novembre sfiderà il democratico
Mc Cain
09.07.08
Per la prima volta l'America ha un candidato nero verso la Casa
Bianca. E' un giorno storico per gli Stati Uniti, è il giorno
della candidatura di Barack Obama alle elezioni presidenziali di
novembre: la prima nella storia per un candidato afromericano.
Il senatore Barack Obama si appresta a diventare il primo nero nella
storia a giocarsi la presidenza nell' Election Day di novembre.
Hillary Clinton, che sognava di diventare la prima donna presidente
degli Stati Uniti, ha tenuto l'America con il fiato sospeso nel
giorno che segna la fine della maratona elettorale iniziata il 3
gennaio scorso in Iowa.
Grazie al sostegno di un nuovo gruppo di superdelegati e all'esito
delle primarie di stanotte Barack Obama ha conquistato la nomination.
Da Saint Paul, in Minnesota, il discorso di investitura di Barak
Obama. Intanto Hillary Clinton sarebbe pronta a essere la sua vice,
proposta che alcuni sostenitori di Obama hanno chiamato "nightmare
dream". Nel suo discorso di questa notte Hillary Clinton ha
preso tempo, ma gia oggi i due si potrebbero incontare a New York.
Quindi le elezioni del 4 novembre per scegliere il 44mo presidente
degli Stati Uniti saranno una sfida tra un candidato nero di 46
anni, figlio di un immigrato del Kenya e di una madre bianca del
Kansas, e un eroe di guerra di 71 anni. Il senatore Barack Obama
ha chiuso la partita contro Hillary Clinton per la nomination dei
democratici e sfidera' il repubblicano John McCain per la successione
a George W.Bush.
"E' un giorno nuovo e migliore in America", ha annunciato
Obama, il primo afro-americano a raggiungere un traguardo del genere
nella storia, nel discorso notturno della vittoria in cui ha preso
in prestito uno slogan che riecheggia John F.Kennedy, ma anche Ronald
Reagan. Da New York, la Clinton gli ha fatto i complimenti senza
pero' annunciare formalmente il ritiro. Ma il suo staff ha fatto
sapere che la senatrice cerca un incontro privato al piu' presto
con Obama e crescono le voci di un suo possibile ruolo di vice nel
'ticket' presidenziale.
Dopo cinque mesi di un'intensa battaglia cominciata con il voto
del 3 gennaio in Iowa, Obama e' emerso vincitore nel giorno delle
ultime primarie in programma nel calendario dei democratici. Chiusi
i seggi in South Dakota e Montana, ultimi a pronunciarsi dopo una
serie di voti in 54 stati e territori americani, Obama ha annunciato
ufficialmente di essere "il candidato dei democratici a presidente
degli Stati Uniti". La Clinton ha chiuso in bellezza, vincendo
un po' a sorpresa in South Dakota, mentre il Montana e' andato al
senatore nero. Obama ha festeggiato la vittoria a St.Paul, in Minnesota,
nella stessa arena dove dall'1 al 4 settembre i repubblicani terranno
la convention che incoronera' McCain.
Un gesto di sfida arrivato poche ore dopo che lo stesso McCain,
da New Orleans - la citta' della disfatta dell'amministrazione Bush
per l'uragano Katrina - ha lanciato la carica contro l'avversario
di novembre. "Il vero cambiamento sono io", ha proclamato
il senatore repubblicano, ironizzando piu' volte sulla parola-chiave
della campagna elettorale di Obama e attaccando quello che ha definito
ripetutamente "un giovane" avversario, dipingendolo come
inesperto e su posizioni sbagliate sui temi nazionali e soprattutto
internazionali. A partire dal dialogo con i 'cattivi' del mondo
come l'iraniano Mahmud Ahmadinejad.
In un assaggio della battaglia a cui l'America e il mondo assisteranno
nei prossimi mesi, Obama ha risposto punto per punto: "Ci sono
molte parole - ha affermato - per descrivere il tentativo di John
McCain di cancellare il suo abbraccio delle politiche di George
Bush e di farsi passare per bipartisan e nuovo. Ma 'cambiamento'
non e' una di quelle parole". Obama ha ribadito le proprie
priorita', a partire dall'Iraq: "Dobbiamo essere cosi' cauti
nell'uscire dall'Iraq come siamo stati incauti nell'entrarci, ma
di sicuro dobbiamo cominciare ad andarcene". Per il senatore
e candidato presidente, "e' l'ora di rifocalizzare i nostri
sforzi contro la leadership di Al Qaida e in Afghanistan, e mobilitare
il mondo contro le minacce comuni del XXI secolo: terrorismo e armi
nucleari, clima e poverta', genocidio e malattie".
Nella notte del trionfo di Obama, delle sfide di McCain e del fischio
d'inizio della corsa verso l'Election Day, e' rimasto da sciogliere
il nodo di Hillary Clinton. L'ex First Lady, messo da parte il sogno
di diventare la prima donna presidente degli Usa, si e' detta pronta
a lavorare per l'unita' del partito e per la vittoria a novembre.
I prossimi giorni diranno se Obama accettera' di fare di lei la
'running mate' - un'ipotesi che negli ultimi mesi e' sembrata inconcepibile
alla maggioranza dei commentatori - o se alla Clinton spettera'
un ruolo diverso, e minore, all'interno del partito democratico.