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USA: Presidente di colore o donna? Gli americani dicono sì. Obama Barack il senatore democratico dell’Illinois visto dai americani come il nuovo Bob Kennedy. Fino ad ora nessun candidato di colore ha fatto molta strada

Boston - Barack Obama è l'unico senatore nero d'America, il quinto nella storia del Senato federale di Washington. E' stato eletto per la prima volta il 2 novembre scorso, ma è già la nuova stella del Partito democratico. Il senatore, che potrebbe candidarsi a diventare il primo presidente nero della storia degli USA potrebbe trovarsi di fronte, tra gli altri, un altro candidato democratico d'eccezione: la senatrice dello Stato di New York ed ex-first lady Hillary Rodham Clinton. Ogni sua uscita è un evento, alcune settimane fa durante una visita in New Hampshire, lo stato che voterà per primo alle elezioni primarie. Obama Barack non ha dichiarato d’essere candidato, ha però detto “ la Presidenza degli USA e' una carica per la quale non ci si puo candidare per ambizione". A poco meno di due anni di distanza dal 4 Novembre 2008, data delle prossime elezioni presidenziali americane, il clima si scalda in attesa che gli appartenenti ai principali partiti ufficializzino la propria candidatura, il caso dell’ex senatore John Edwards che indende presentarsi alle elezioni presidenziali del 2008. Intanto lo sguardo dei media e dei americani è per l’afro-americano Obama Barack lo si nota dal grande interesse che hanno per lui. Durante le prime time tv, è diventato un Obamania, di tutte le emittenti americane fanno la radiografia delle sue uscite, di ciò che dice. A questo punto ci si può chiedere se è già iniziata la campagna presidenziali per il 2008 in America? Chissà forse con il nuovo idolo afro-americano Obama Barack potrebbe è essere il candidato dei democratici? Barack, sangue misto che cresce in una famiglia bianca della classe media, osserva tutto, la miseria del sud-est asiatico, la dura realta’ degli afro-americani. La sua intelligenza brillante gli garantisce le scuole migliori, la rispettata Punahou Academy alle Hawaii, poi la Columbia University e alla fine la Law School di Harvard. Attualmente suo ultimo libro è sugli scaffali di tutte le librerie americane sotto forma di un saggio di 376 pagine dal titolo “The Audacity of Hope - Thoughts on reclaiming the american dream”. “L’audacia della speranza” è lo slogan del suo acclamato discorso pronunciato alla convention democratica del 2004, il giorno in cui Barack Obama, dal niente, è diventato una stella nazionale e il politico più “hot” d’America. Obama – 45 anni, padre keniota e madre del Kansas, infanzia trascorsa prima in Indonesia, poi alle Hawaii – è apprezzato a sinistra come a destra, cosa che capita molto di rado di questi tempi. I giornali lo coccolano come se fosse il nuovo Bob Kennedy, Bush lo invita alla Casa Bianca e gli dà consigli per il futuro, la gente ne va matta. Ogni sua apparizione pubblica diventa un evento, anzi “l’evento”, perché tutti vogliono vedere, conoscere e stringere la mano al prossimo primo presidente nero degli Stati Uniti, malgrado sia altamente improbabile che Obama si candidi alla Casa Bianca nel 2008. L’unico dubbio è il suo essere troppo perfetto per essere vero: nero del midwest, di bell’aspetto, alla mano, di sinistra ma moderato, attento ai valori conservatori, bipartisan, grande comunicatore. Qualcuno avanza il sospetto che, in realtà, l’innamoramento nei suoi confronti sia dovuto al fatto che Obama è il nero che piace ai bianchi, l’afroamericano di cui i white anglo-saxon protestant hanno disperato bisogno per poter superare il complesso di colpa per la segregazione e la discriminazione del passato. Se come non bastasse un sondaggio commissionato da due testate giornalistiche ha preso il polso all'opinione pubblica americana in vista della prossima corsa alla Casa Bianca. Ancora buone notizie per Barack Obama o Hillary Clinton: otto americani su dieci si sono detti ''a proprio agio'' o addirittura ''entusiasti'' alla prospettiva che un nero o una donna si candidino ala presidenza. Molti studenti dei campus sono già pronti a fare la sua campagna come Frank Ezhan di Boston prontissimo ad essere uno dei numerosi sostenitori dello stato di Massasuchetts ovvero “The Spirit of America”. Nelle primarie democratiche, Obama sarebbe un osso duro per Hillary Clinton dato che la senatrice dello stato di New York si è spostata al centro politico cercando di smorzare la sua reputazione di ultra-liberal. L’elezione primaria richiede sempre una posizione più partisan, e nel caso del partito democratico Obama si piazzerebbe facilmente nell’ala sinistra che lo dovrebbe aiutare in modo notevole soprattutto con l’importante elettorato afro-americano e il sempre crescente voto latino. Ciò nonostante Obama ha anche degli svantaggi. È stato solamente due anni al Senato e fare il salto verso la Casa Bianca alla “tenera” età di 47 anni, oggi 45, non sarebbe tipico. Inoltre la sua esperienza con la politica internazionale è limitata. Ma anche questi svantaggi non sarebbero insormontabili quando si scava sotto la superficie. L’esperienza limitata al Senato potrebbe convertirsi in vantaggio, dato che non ha accumulato molti voti che potrebbero fornire spiragli d’attacco al suo eventuale avversario repubblicano durante l’elezione generale. L’esperienza internazionale limitata potrebbe risultare innocua come è avvenuto per George W. Bush, dato che non gli ha impedito di andare da governatore del Texas, alla Casa Bianca. Benché non così conosciuto come Hillary Clinton, Obama non genera le reazioni altamente negative della ex first lady che potrebbero crearle un pesante fardello. Per quanto riguarda la giovane età non si tratta di un bambino dato che nel 2008 avrebbe un anno in più di Bill Clinton quando questi fu eletto presidente. Obama forse deciderà di non candidarsi e aspettare la prossima opportunità che verrebbe a galla nel 2012 o 2016, ma scegliere il momento giusto è di cruciale importanza nella politica. Una candidatura come presidente nel 2008 potrebbe risultare favorevole dato che non ci sarà presidente in carica. Il campo sarà completamente libero sia nell’elezione primaria che in quella generale. Alcuni sondaggi piazzano Obama al secondo posto dopo Hillary Clinton e prima di “vecchi leoni” come Al Gore, John Kerry e John Edwards i quali sono stati nominati dal partito democratico e sconfitti da George Bush nel 2000 (Gore) e nel 2004 (Kerry e Edwards). In tempi moderni due afro-americani sono stati candidati alla presidenza degli Stati Uniti: Jesse Jackson e in tempi più recenti Al Sharpton. Nessuno dei due ha fatto molta strada. Obama, invece, potrebbe andare lontano. Forse lui sceglierà di aspettare la prossima opportunità e formarsi un curriculum politico più solido, ma se decidesse di candidarsi avrebbe buone possibilità di ottenere la nomina del partito democratico. Ma anche se dovesse perdere contro Hillary Clinton forse sarebbe scelto come candidato alla vicepresidenza, e all’età di 45 anni sarebbe ancora giovanissimo per presentarsi a future elezioni. Comunque vada, Obama è già una figura nazionale che sarà attivo nella politica americana per molto tempo. Forse nel 2008 o forse più tardi Obama potrebbe essere il primo membro di un gruppo minoritario a diventare presidente degli Stati Uniti. Intanto gira il paese riempiendo sale di persone paganti 25 dollari ciascuno, vedi l’esempio di New Hampshire, incassando il sostegno del multimilionario George Soros il mago dei mercati finanziari, così come una serie di pezzi grossi di Hollywood, pronti a scaricare Hillary Clinton. L’ex first lady è considerata ineleggibile, ma soprattutto ha deluso l’ala sinistra del partito per la sua continua rincorsa al centro. Larry Sabato, il massimo esperto elettorale americano, ritiene che Obama diverrà un ostacolo insormontabile per Hillary. Non tanto per l'immagine di «Kennedy nero», quanto per le riserve di gran parte dell'elettorato sulla senatrice. Per ora i giochi sono aperti tra «Mama» Hillary Clinton come è chiamata familiarmente al senato e il giovane e brillante Harvardiano Obama Barack.

Laurent De Bai

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